lunedì 27 aprile 2009

riflessione sul 25 aprile

ringrazio Didomistico per avermi girato queste, come definite da lui, parole interessanti:

Marco Revelli

Le piazze rubate
del 25 aprile

Non c’è, oggi, nulla da festeggiare. Né tantomeno da condividere. Sarebbe ipocrisia non dirlo.
Dobbiamo ammetterlo. Con angoscia. Ma anche con quel po’ di rispetto che merita ancora la verità: il 25 aprile è diventato una “terra di nessuno”. Un luogo della nostra coscienza collettiva vuoto, se ognuno può invitarvi chi gli pare, anche i peggiori nemici della nostra democrazia e i più incalliti disprezzatori della nostra resistenza. E se ognuno può farvi e dirvi ciò che gli pare: usarlo come tribuna per proclamare l'equivalenza tra i partigiani che combatterono per la libertà e quelli della Repubblica di Salò che si battevano con i tedeschi per soffocarla, come va ripetendo l’attuale ministro della difesa. O per denunciarne – dopo averlo disertato per anni - l’ ”usurpazione” da parte delle sinistre che se ne sarebbero indebitamente appropriate, come l’attuale grottesco e tragico presidente del Consiglio.
O ancora – in apparenza l’atteggiamento più nobile, in realtà il più ambiguo ma anche il più diffuso – per riproporre l’eterna retorica della “memoria condivisa”: quella che in nome di un’ Unità della Nazione spinta fino ai precordi dell’anima, all’interiore sentire, vorrebbe cancellare – anzi “rimuovere”, come accade nelle peggiori patologie psichiche – il fatto, “scandaloso”, che allora, in quel 25 aprile, ma anche nei durissimi decenni che lo precedettero e prepararono, si scontrarono due Italie, segnate da interessi e passioni contrastanti, da valori e disvalori contrapposti. Due modi radicalmente in conflitto tra loro, di considerarsi italiani.
Un’Italia, da una parte, in origine spaventosamente minoritaria, sopravvissuta nei reparti di qualche fabbrica, nei quartieri operai delle grandi città, lungo i percorsi sofferti dell’esilio, nelle carceri e nelle isole del confino (quelle di cui il “premier” parla come di luoghi di vacanza): un’Italia quasi invisibile, fatta di inguaribili eretici, di testardi critici ad ogni costo, anche quando le folle plaudenti sembravano dar loro torto, di gente intenzionata a “non mollare” anche quando il “popolo” stava dalla parte del despota, di “disfattisti” contro la retorica di regime, anche quando le legioni marciavano sulle vie dell’Impero… L’Italia, insomma, dei “pochi pazzi” che, come disse Francesco Ruffini, uno dei pochissimi professori che non giurarono, deve in modo ricorrente rimediare agli errori fatali dei “troppi savi”… E dall’altra parte l’Italia, sempre plaudente dietro qualche padrone, delle folle oceaniche, degli inebriati dal mito della forza e del successo, dei fedeli del culto del capo. L’Italia “vecchissima, e sempre nuova dei furbi e dei servi contenti”, come scrisse Norberto Bobbio: quelli che considerano la critica un peccato contro lo spirito della Nazione, e la discussione un lusso superfluo.
Vinse la prima: il 25 aprile sanziona appunto quella insperata, impossibile vittoria. E vincendo finì per riscattare tutti, permettendo persino, con quella sua sofferta vittoria, all’altra Italia di mascherarsi e di non fare i conti con se stessa. Sicuramente di non pagare, come avrebbe meritato, i propri crimini ed errori. Ma con ciò il dualismo non scomparve: rimase comunque un’Italia che si identificò con la Resistenza, e una che mal la sopportò e l’osteggiò. Una che si sforzò di continuare l’opera di bonifica contro quell’espressione dell’”autobiografia della nazione” che è stato il fascismo, e un’altra che, sotto traccia, in quell’autobiografia ha continuato a riconoscersi. Un’Italia che stava (fino a ieri pubblicamente) con i suoi partigiani, e un’altra che continuava (fino a ieri privatamente, o quasi) a diffidarne, se non addirittura a rimpiangere il proprio impresentabile passato.
Ora quella “seconda Italia” (fino a ieri forzatamente in disparte, per lo meno nel giorno dell’anniversario) ha rialzato la testa. Si è dilatata nello spazio pubblico fino a occuparlo maggioritariamente. E ha rovesciato il rapporto. L’autobiografia della nazione è ritornata al potere. Non solo ha ripreso pubblicamente la parola, ma ha ricominciato a dettare l’ordine del discorso. A rifare il racconto pubblico sul nostro “noi”. Tutto il frusto dibattito di questi giorni sul nuovo significato del 25 aprile si svolge all’insegna di quella domanda di “ricomposizione” delle fratture, che nel fingere di “celebrare” le scelte di allora in realtà le neutralizza e offende. Di più: ne rovescia radicalmente il segno.
Ci sta alle spalle un mese in cui abbiamo assistito a un clamoroso tentativo d’imporre, con la logica dell’emergenza, un clima asfissiante di rifiuto della critica e di esaltazione del culto del capo; in cui il sistema dell’informazione ha raggiunto vette di servilismo imbarazzanti; in cui l’opposizione, ridotta a fantasma, ha balbettato o si è adeguata. Come non vedere quanto l’appello alla “memoria condivisa”, in questo contesto, suoni sostegno a quella stessa domanda di unanimismo che sta dietro ogni logica di regime? Quanto essa risponda a quella sorda domanda di far tacere le differenze e le dissonanze che costituì il vero “male oscuro” delle nostre peggiori vicende nazionali?
Per questo – per tutto questo – per la prima volta, nei sessantaquattro anni che ci separano dall’evento che si dovrebbe festeggiare, le piazze ci appaiono perdute. In esse non ci troviamo più a casa nostra, non tanto e non solo perché i nostri avversari hanno prevalso (questo accadde anche nel 1994, e il 25 aprile in piazza ci fummo, eccome!). Ma perché una delle due Italie, quella che aveva riempite quelle piazze come luoghi di una democrazia faticosamente presidiata, non c’è più. La sua voce si è affievolita, fin quasi al silenzio, per oblio delle proprie radici, incertezza sulle proprie ragioni, pigrizia mentale… Per insipienza degli uomini e fragilità del pensiero. Non andremo al mare, in questo giorno. Questo no. Ma in montagna forse sì, lì idealmente si dovrebbe ritornare, dove l’aria è più fine e favorisce la riflessione e il pensiero. Sul mondo nuovo che stentiamo a capire. E su di noi, che ci siamo smarriti. Ne abbiamo un impellente bisogno.
Marco Revelli

martedì 21 aprile 2009

Adriano Casassa

Questo geniale ed eccentrico scrittore è riuscito a trovare all'interno della trasmissione di Chiambretti uno spazio meraviglioso in cui dire quello che in TV non avrei mai creduto di sentire... Verità scomode, concetti economici che sono sempre passati inosservati all'opinione pubblica...
Per la sua teatralità Casassa sembra un esaltato, ma non fatevi ingannare dalle apparenze: in realtà ci sono molte ragioni di credere che quello che dice sia tutto vero... sicuramente quello che dice è più credibile della versione "mainstream" delle cose... guardate questi video:



Ultimo capitolo: Casassa VS Governo
Ecco anche i video precedenti:
Primo intervento
Secondo intervento
Terzo intervento
Quarto intervento, parte 1 e parte 2

sabato 21 marzo 2009

ciò che si muove

Troppe volte si crede, parlando di cambiamento sociale, che sia impossibile, che non si ha la "forza" di mettere in piedi qualcosa di nuovo e di bello, e con "forza" intendo un insieme di soldi, potere, numero di persone coinvolte, energie mentali e fisiche, tempo.

Ma ecco quello che già esiste, un "riassunto" per tutti quelli che non sanno in che panorama ci stiamo muovendo. Non tutto il mondo è marcio: non tutti sono stronzi (altrimenti lo saremmo anche voi ed io!), e tra i non-stronzi, non tutti sono molli vermi che si adeguano alle decisioni degli stronzi.
Ecco cosa si muove, in Italia e nel Mondo.

TRANSITION (transitionitalia.it): questa parola descrive un movimento mondiale (che grazie a Internet si sta spandendo a macchia d'olio) per la conversione di piccole cittadine o quartieri da un sistema di "dipendenza" energetica dal sistema centrale, a un sistema di autosufficienza che prevede anche l'uso di energie rinnovabili. Il cambiamento non si ferma ai Watt, ma parla anche di alimentazione, con nuove tecniche di agricoltura biologica, di distribuzione del cibo (cioè mangiare cibo prodotto localmente per evitare costi di trasporto e inquinamento dovuto ad esso) di organizzazione della vita stessa della comunità. E' l'emancipazione da un modello di vita consumistico che sta mostrando in questa crisi quanto sia fallimentare.

ECOVILLAGGI (mappaecovillaggi.it): Più o meno slegati dal concetto di Transizione sono gli Ecovillaggi, cioè comunità di persone votate a convertire i loro consumi in chiave ecologista (riciclo, uso di energie rinnovabili, risparmio, agricoltura biologica) all'insegna del motto "l'unione fa la forza". E, per quanto riguarda le loro vite, ci sono riusciti.

GRUPPI DI ACQUISTO SOLIDALE (retegas.org): Sono gruppi di persone che si uniscono per fare i loro acquisti in gruppo, invece che individualmente; in questo modo si può risparmiare (perché si acquista direttamente dal grossista, quando non anche direttamente dal produttore); inoltre, la politica con cui si sceglie tutti insieme cosa comprare può essere dettata da fattori etici oltre che di risparmio: per esempio, si può usare il proprio "potere di consumatori" per acquistare solo merce prodotta localmente, o prodotta secondo criteri biologici, o addirittura per boicottare aziende che non rispettano i diritti civili dei loro lavoratori (come fanno certe grandi multinazionali). Sono ormai molto diffusi anche in Italia.

GLOBAL FOOTPRINT NETWORK (footprintnetwork.org): Ogni anno, la Terra ripristina una certa quantità di risorse: acqua pulita, legna, aria pulita, fauna e flora. L'idea di Mathis Wackernagel, fondatore del GFN, fu di misurare in quanto tempo noi esseri umani consumiamo le risorse di un anno di pianeta Terra. Il risultato è che ogni anno il GFN calcola il giorno esatto in cui noi superiamo le capacità del pianeta di "starci dietro", quindi il punto di equilibrio: l'anno scorso fu il 23 settembre 2008. Questo dato dà un'indicazione mai tanto precisa dello stato di miglioramento/peggioramento della condizione dell'ecologia nella natura.

DECRESCITA FELICE (decrescitafelice.it): questo gruppo sostiene che la crescita del PIL non sia un vero parametro che esprime il benessere dei cittadini di uno Stato (come già disse Robert Kennedy in un famoso discorso già a marzo del 1968); anzi, che una crescita esponenziale del PIL sia dannosa e insostenibile per un mondo dalle risorse limitate. Per questo, stabilito che per ora siamo in debito col pianeta di parecchie cose, sostengono che il sistema umano debba "decrescere" fino a un punto di equilibrio o anche al di sotto di esso, e poi trovare una "omeostasi" che gli consenta di bilanciare i suoi bisogni con quelli dell'ecosistema. Questo prevede anche un cambiamento nella mentalità delle persone, che dovrebbero sostituire il consumismo con una "sobrietà" che li renda indipendenti dai richiami allettanti delle pubblicità (che mirano a infondere bisogni futili e artificiali per vendere di più); insomma, ritrovare se stessi e ciò di cui davvero abbiamo bisogno per vivere, molte poche cose in realtà.

WISER EARTH (wiserearth.org): Organizzazione nata con l'unico fine di contare e connettere le innumerevoli associazioni che nel mondo si muovono per un mondo più giusto e sostenibile. Tutto cominciò con il libro di Paul Hawken "Blessed Unrest" (in italiano "Benedetta Irrequietezza: come il piu' grande Movimento della storia del mondo è nato e perché nessuno lo ha visto arrivare"). In questo libro, Hawken mostra come ci siano al mondo più di UN MILIONE di associazioni che si battono per una società più equa e un modello economico sostenibile. Addirittura, l'autore fa sua una tesi molto importante: che non ci sia alcuna differenza tra lottare per la giustizia tra gli uomini e lottare per la giustizia verso il pianeta; in entrambi i casi si cerca di ottenere uno stile di vita rispettoso verso ciò che è "altro da sé", persone e Natura comprese. Il Rispetto è il grande valore dimenticato del nostro tempo.

.....infine, permettetemi di fare una riflessione sul valore di tutta la tecnologia che abbiamo oggigiorno. Quanto potere ha la tecnologia? Quanto è magico il momento in cui un progettista accende per la prima volta un circuito elettronico pensato da lui, che fa qualcosa che di per se è straordinario? e (se è fortunato :) funziona al primo colpo?
La tecnologia, la scienza, l'arte, questi sono la nostra forza! Quella "forza" di cui parlavamo prima, ce l'abbiamo! ci sono milioni di persone coinvolte, cariche di energie mentali e fisiche... e un sacco di tempo...
I soldi, a dirla tutta, non servono più di tanto... a parte che uno degli obbiettivi è proprio di liberarsi di questo sistema economico per cui "non ho soldi = non vivo", non sono richiesti così tanti soldi per fare questo cambiamento... e si sa che molto spesso le scelte ecologiche sono anche quelle più economiche (si pensi ai pannelli solari che permettono di guadagnare sull'energia non usata, oppure alla scelta di "sobrietà" che permette di risparmiare su tutto ciò che è futile)... inoltre, anche in questo caso l'unione fa la forza... può darsi ad esempio che un gruppo di 100 persone riesca a raccogliere cifre considerevoli senza per questo essere un disagio troppo grande per i singoli... e ci si può anche impegnare in attività di "fundraising", senza cacciare un soldo di tasca propria...
Insomma... l'unica cosa che ci manca è avere il Potere Costituito dalla nostra parte... ma chi lo vuole?



Noi siamo il primo movimento che non prevede l'uniformità di pensiero; vogliamo solo liberarci dal mostro del profitto, vogliamo ritrovare l'equilibrio col pianeta, vogliamo difendere i diritti umani; siamo gli anticorpi della malattia; siamo il movimento più grande della storia dell'umanità.

Non disperate... non perdete la speranza... non convincetevi che sia impossibile...

...eventually we will save the world.

martedì 10 marzo 2009

Alemanno: che vergogna!

Durante la campagna elettorale per le elezioni a sindaco di Roma, Alemanno fu così infame da far telefonare a casa delle donne della capitale per fare il seguente discorso:


"Signora, telefoniamo per conto del candidato del PDL Gianni Alemanno, possiamo farle qualche domanda?"
"Certo"
"Sa già chi voterà come sindaco?"
"Sì, voterò Rutelli"
"Ma signora, lei non ha paura di essere stuprata?" [no comment...]

...ora, per ironia della sorte, Roma è salita alle cronache per numerosi orrendi stupri di ragazzine minorenni nei parchi della città...

quelle ragazzine hanno perso la loro serenità, per sempre... e hai voglia adesso, caro Alemanno, a dichiarare ai tg che sono "atti riprovevoli" e che "attueremo tutte le misure" o che "tolleranza zero" con questa o quella categoria sociale (i soliti capri espiatori, probabilmente saranno ancora una volta gli zingari)... perché ora non ti piace più che si cavalchi l'onda della paura per gli stupri, quando quello che ci perde sei tu... vero, caro Alemanno?

FONTI
(le telefonate terroristiche di Alemanno)
aprileonline.info
campidogliopulito.ilcannocchiale.it
commento a grandebugia.splinder.com
(la vera anima fascista che emerge)
Sicurezza, l'unica ricetta di Alemanno: abbattiamo le baracche
(la conclusione SCONCERTANTE)
Alemanno: "C'è chi specula sulla paura della gente" (sì... lui!)

venerdì 20 febbraio 2009

totally lol, tiger woods cammina sulle acque!!!!

Non ci sono parole per desciverlo, un must see!

e infine, Alex Chiu, il nostro santo patrono!