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martedì 21 dicembre 2010

venerdì 12 febbraio 2010

a chi dare fiducia

Ignazio Gagliardo, pentito di mafia: “In carcere abbiamo visto Angelino Alfano parlare in televisione e dire che la mafia fa schifo. Durante l'ora d'aria, Ciccio Mormina, Pasquale Fanara, Limblici, Vella Francesco dissero che era un pezzo di merda. A questo punto Giovanni Alongi, rappresentante della famiglia di Aragona, disse: 'Il padre di Angelino mi ha chiesto voti per Angelino'. Anche il padre di Alfano era un politico”. (repubblica.it, 08/10/2009)
Nel frattempo, Giuseppe Lo Bianco de Il Fatto Quotidiano (santo giornale) scrive sulla vicenda "Massimo Ciancimino":
Una storia che torna oggi a distanza di oltre 30 anni raccontata dal figlio dell'ex sindaco mafioso che in aula rivela: "Forza Italia è il frutto della trattativa tra Stato e mafia". E per confermare le sue accuse tira fuori una lettera scritta dal padre ma concordata con Provenzano nel 1994 e indirizzata a Dell'Utri (l'intestazione nel pizzino ritrovato, è saltata), e per conoscenza a Berlusconi, in cui don Vito minaccia di "uscire dal mio riserbo che dura da anni". [...] E che cosa minacciava di rivelare Ciancimino? Massimo risponde sicuro "che Forza Italia era nata dalla trattativa". Ma tra i segreti custoditi da don Vito come oggetto del possibile ricatto il pensiero corre anche agli investimenti di Milano 2, visto che il testimone ha parlato, dopo averli consegnati ai pm, di documenti manoscritti dal padre sul contributo di miliardi che Cosa Nostra, per suo tramite, avrebbe dato ai cantieri che proiettarono il futuro presidente del Consiglio nell'olimpo dell'imprenditoria italiana.(FONTE: l'Antefatto - il blog de Il Fatto Quotidiano)
il che combacia con le tesi esposte ormai dieci anni fa da Marco Travaglio nel libro "L'odore dei soldi", esporre il quale costrinse Daniele Luttazzi ad andarsene dalla Rai. A questo punto Angelino Alfano, lo stesso della citazione che ho messo all'inizio del pezzo, commenta così:
“Lui vuole solo delegittimare l'esecutivo. Conosco la storia di Forza Italia per poter dire che mai e poi mai abbiamo avuto la sensazione che questa grande storia di partecipazione democratica che ha emozionato milioni di persone possa avere avuto collegamenti con la mafia”.
Appunto: vi ha emozionato. Non c'è niente di razionale nella follia di massa che ha preso l'Italia, nel votare quella parte politica e soprattutto Quell'uomo. Egli parla alle pance, non ai cervelli.

domenica 13 settembre 2009

Orsi della Luna


grazie a Tony Troja per questo video.

venerdì 3 luglio 2009

asd

Si è conclusa senza un nulla di fatto la vicenda giudiziaria che vedeva lo storico senatore democratico del Nebraska, Ernie Chambers, schierato contro nientemeno che Dio, responsabile a suo dire di aver diffuso nel mondo paura e terrore. Il procedimento contro l’Onnipotente, a dire il vero, non ha mai preso il via in quanto Dio non ha alcun indirizzo al quale poter notificare l'avvio della causa. Marlon Polk, un collega di Chambers, è stato pertanto costretto a respingere il procedimento: un imputato ha infatti diritto di conoscere le eventuali cause pendenti nei propri confronti.
Dio è già a conoscenza della querela quindi deve presentarsi in aula - Ma il 71enne Chambers, ormai prossimo alla pensione, ritiene che vi sia un errore di fondo in questa decisione e promette per questo di tornare all’attacco. “Il tribunale riconosce l’esistenza di Dio – ha commentato l’ardito senatore – questo significa che deve riconoscere anche l’onniscienza di Dio. Poiché l’Onnipotente sa tutto è di certo informato anche della querela”. Il senatore, definito da molti dei suoi colleghi "l'uomo di colore più arrabbiato dello Stato”, Dio e tutti i suoi seguaci, sarebbero responsabili "delle continue minacce terroristiche, con conseguenti danni per milioni e milioni di persone in tutto il mondo".
Onnipotente colpevole di aver distribuito documenti che servono a trasmettere paura al fine di ottenere obbedienza - Nel documento depositato dal senatore vengono attribuiti a Dio anche "terremoti, uragani, guerre e nascite di bimbi con malformazioni". L’Onnipotente è accusato di aver "distribuito, in forma scritta, documenti che servono a trasmettere paura, ansia, terrore e incertezza, al fine di ottenere obbedienza" da parte degli uomini. Secondo Chambers tutti questi crimini sarebbero addirittura certificabili, in quanto “per conoscerli è sufficiente leggere la storia personale di Dio”.
Trenta giorni per presentare ricorso - Chambers, che ora avrà esattamente 30 giorni per riflettere ed eventualmente presentare ricorso contro la decisione d’archiviazione del caso, ha spiegato di aver avviato questo procedimento per dimostrare che "tutti possono avere accesso a una corte, indipendentemente dal fatto se siano ricchi o poveri" e per sottolineare che "ognuno può essere citato in giudizio". Il suo obiettivo era di ottenere dai giudici una diffida, in cui si sarebbe dovuto sollecitare Dio a interrompere ogni genere di "minaccia" sul mondo.

lunedì 27 aprile 2009

riflessione sul 25 aprile

ringrazio Didomistico per avermi girato queste, come definite da lui, parole interessanti:

Marco Revelli

Le piazze rubate
del 25 aprile

Non c’è, oggi, nulla da festeggiare. Né tantomeno da condividere. Sarebbe ipocrisia non dirlo.
Dobbiamo ammetterlo. Con angoscia. Ma anche con quel po’ di rispetto che merita ancora la verità: il 25 aprile è diventato una “terra di nessuno”. Un luogo della nostra coscienza collettiva vuoto, se ognuno può invitarvi chi gli pare, anche i peggiori nemici della nostra democrazia e i più incalliti disprezzatori della nostra resistenza. E se ognuno può farvi e dirvi ciò che gli pare: usarlo come tribuna per proclamare l'equivalenza tra i partigiani che combatterono per la libertà e quelli della Repubblica di Salò che si battevano con i tedeschi per soffocarla, come va ripetendo l’attuale ministro della difesa. O per denunciarne – dopo averlo disertato per anni - l’ ”usurpazione” da parte delle sinistre che se ne sarebbero indebitamente appropriate, come l’attuale grottesco e tragico presidente del Consiglio.
O ancora – in apparenza l’atteggiamento più nobile, in realtà il più ambiguo ma anche il più diffuso – per riproporre l’eterna retorica della “memoria condivisa”: quella che in nome di un’ Unità della Nazione spinta fino ai precordi dell’anima, all’interiore sentire, vorrebbe cancellare – anzi “rimuovere”, come accade nelle peggiori patologie psichiche – il fatto, “scandaloso”, che allora, in quel 25 aprile, ma anche nei durissimi decenni che lo precedettero e prepararono, si scontrarono due Italie, segnate da interessi e passioni contrastanti, da valori e disvalori contrapposti. Due modi radicalmente in conflitto tra loro, di considerarsi italiani.
Un’Italia, da una parte, in origine spaventosamente minoritaria, sopravvissuta nei reparti di qualche fabbrica, nei quartieri operai delle grandi città, lungo i percorsi sofferti dell’esilio, nelle carceri e nelle isole del confino (quelle di cui il “premier” parla come di luoghi di vacanza): un’Italia quasi invisibile, fatta di inguaribili eretici, di testardi critici ad ogni costo, anche quando le folle plaudenti sembravano dar loro torto, di gente intenzionata a “non mollare” anche quando il “popolo” stava dalla parte del despota, di “disfattisti” contro la retorica di regime, anche quando le legioni marciavano sulle vie dell’Impero… L’Italia, insomma, dei “pochi pazzi” che, come disse Francesco Ruffini, uno dei pochissimi professori che non giurarono, deve in modo ricorrente rimediare agli errori fatali dei “troppi savi”… E dall’altra parte l’Italia, sempre plaudente dietro qualche padrone, delle folle oceaniche, degli inebriati dal mito della forza e del successo, dei fedeli del culto del capo. L’Italia “vecchissima, e sempre nuova dei furbi e dei servi contenti”, come scrisse Norberto Bobbio: quelli che considerano la critica un peccato contro lo spirito della Nazione, e la discussione un lusso superfluo.
Vinse la prima: il 25 aprile sanziona appunto quella insperata, impossibile vittoria. E vincendo finì per riscattare tutti, permettendo persino, con quella sua sofferta vittoria, all’altra Italia di mascherarsi e di non fare i conti con se stessa. Sicuramente di non pagare, come avrebbe meritato, i propri crimini ed errori. Ma con ciò il dualismo non scomparve: rimase comunque un’Italia che si identificò con la Resistenza, e una che mal la sopportò e l’osteggiò. Una che si sforzò di continuare l’opera di bonifica contro quell’espressione dell’”autobiografia della nazione” che è stato il fascismo, e un’altra che, sotto traccia, in quell’autobiografia ha continuato a riconoscersi. Un’Italia che stava (fino a ieri pubblicamente) con i suoi partigiani, e un’altra che continuava (fino a ieri privatamente, o quasi) a diffidarne, se non addirittura a rimpiangere il proprio impresentabile passato.
Ora quella “seconda Italia” (fino a ieri forzatamente in disparte, per lo meno nel giorno dell’anniversario) ha rialzato la testa. Si è dilatata nello spazio pubblico fino a occuparlo maggioritariamente. E ha rovesciato il rapporto. L’autobiografia della nazione è ritornata al potere. Non solo ha ripreso pubblicamente la parola, ma ha ricominciato a dettare l’ordine del discorso. A rifare il racconto pubblico sul nostro “noi”. Tutto il frusto dibattito di questi giorni sul nuovo significato del 25 aprile si svolge all’insegna di quella domanda di “ricomposizione” delle fratture, che nel fingere di “celebrare” le scelte di allora in realtà le neutralizza e offende. Di più: ne rovescia radicalmente il segno.
Ci sta alle spalle un mese in cui abbiamo assistito a un clamoroso tentativo d’imporre, con la logica dell’emergenza, un clima asfissiante di rifiuto della critica e di esaltazione del culto del capo; in cui il sistema dell’informazione ha raggiunto vette di servilismo imbarazzanti; in cui l’opposizione, ridotta a fantasma, ha balbettato o si è adeguata. Come non vedere quanto l’appello alla “memoria condivisa”, in questo contesto, suoni sostegno a quella stessa domanda di unanimismo che sta dietro ogni logica di regime? Quanto essa risponda a quella sorda domanda di far tacere le differenze e le dissonanze che costituì il vero “male oscuro” delle nostre peggiori vicende nazionali?
Per questo – per tutto questo – per la prima volta, nei sessantaquattro anni che ci separano dall’evento che si dovrebbe festeggiare, le piazze ci appaiono perdute. In esse non ci troviamo più a casa nostra, non tanto e non solo perché i nostri avversari hanno prevalso (questo accadde anche nel 1994, e il 25 aprile in piazza ci fummo, eccome!). Ma perché una delle due Italie, quella che aveva riempite quelle piazze come luoghi di una democrazia faticosamente presidiata, non c’è più. La sua voce si è affievolita, fin quasi al silenzio, per oblio delle proprie radici, incertezza sulle proprie ragioni, pigrizia mentale… Per insipienza degli uomini e fragilità del pensiero. Non andremo al mare, in questo giorno. Questo no. Ma in montagna forse sì, lì idealmente si dovrebbe ritornare, dove l’aria è più fine e favorisce la riflessione e il pensiero. Sul mondo nuovo che stentiamo a capire. E su di noi, che ci siamo smarriti. Ne abbiamo un impellente bisogno.
Marco Revelli

sabato 21 marzo 2009

ciò che si muove

Troppe volte si crede, parlando di cambiamento sociale, che sia impossibile, che non si ha la "forza" di mettere in piedi qualcosa di nuovo e di bello, e con "forza" intendo un insieme di soldi, potere, numero di persone coinvolte, energie mentali e fisiche, tempo.

Ma ecco quello che già esiste, un "riassunto" per tutti quelli che non sanno in che panorama ci stiamo muovendo. Non tutto il mondo è marcio: non tutti sono stronzi (altrimenti lo saremmo anche voi ed io!), e tra i non-stronzi, non tutti sono molli vermi che si adeguano alle decisioni degli stronzi.
Ecco cosa si muove, in Italia e nel Mondo.

TRANSITION (transitionitalia.it): questa parola descrive un movimento mondiale (che grazie a Internet si sta spandendo a macchia d'olio) per la conversione di piccole cittadine o quartieri da un sistema di "dipendenza" energetica dal sistema centrale, a un sistema di autosufficienza che prevede anche l'uso di energie rinnovabili. Il cambiamento non si ferma ai Watt, ma parla anche di alimentazione, con nuove tecniche di agricoltura biologica, di distribuzione del cibo (cioè mangiare cibo prodotto localmente per evitare costi di trasporto e inquinamento dovuto ad esso) di organizzazione della vita stessa della comunità. E' l'emancipazione da un modello di vita consumistico che sta mostrando in questa crisi quanto sia fallimentare.

ECOVILLAGGI (mappaecovillaggi.it): Più o meno slegati dal concetto di Transizione sono gli Ecovillaggi, cioè comunità di persone votate a convertire i loro consumi in chiave ecologista (riciclo, uso di energie rinnovabili, risparmio, agricoltura biologica) all'insegna del motto "l'unione fa la forza". E, per quanto riguarda le loro vite, ci sono riusciti.

GRUPPI DI ACQUISTO SOLIDALE (retegas.org): Sono gruppi di persone che si uniscono per fare i loro acquisti in gruppo, invece che individualmente; in questo modo si può risparmiare (perché si acquista direttamente dal grossista, quando non anche direttamente dal produttore); inoltre, la politica con cui si sceglie tutti insieme cosa comprare può essere dettata da fattori etici oltre che di risparmio: per esempio, si può usare il proprio "potere di consumatori" per acquistare solo merce prodotta localmente, o prodotta secondo criteri biologici, o addirittura per boicottare aziende che non rispettano i diritti civili dei loro lavoratori (come fanno certe grandi multinazionali). Sono ormai molto diffusi anche in Italia.

GLOBAL FOOTPRINT NETWORK (footprintnetwork.org): Ogni anno, la Terra ripristina una certa quantità di risorse: acqua pulita, legna, aria pulita, fauna e flora. L'idea di Mathis Wackernagel, fondatore del GFN, fu di misurare in quanto tempo noi esseri umani consumiamo le risorse di un anno di pianeta Terra. Il risultato è che ogni anno il GFN calcola il giorno esatto in cui noi superiamo le capacità del pianeta di "starci dietro", quindi il punto di equilibrio: l'anno scorso fu il 23 settembre 2008. Questo dato dà un'indicazione mai tanto precisa dello stato di miglioramento/peggioramento della condizione dell'ecologia nella natura.

DECRESCITA FELICE (decrescitafelice.it): questo gruppo sostiene che la crescita del PIL non sia un vero parametro che esprime il benessere dei cittadini di uno Stato (come già disse Robert Kennedy in un famoso discorso già a marzo del 1968); anzi, che una crescita esponenziale del PIL sia dannosa e insostenibile per un mondo dalle risorse limitate. Per questo, stabilito che per ora siamo in debito col pianeta di parecchie cose, sostengono che il sistema umano debba "decrescere" fino a un punto di equilibrio o anche al di sotto di esso, e poi trovare una "omeostasi" che gli consenta di bilanciare i suoi bisogni con quelli dell'ecosistema. Questo prevede anche un cambiamento nella mentalità delle persone, che dovrebbero sostituire il consumismo con una "sobrietà" che li renda indipendenti dai richiami allettanti delle pubblicità (che mirano a infondere bisogni futili e artificiali per vendere di più); insomma, ritrovare se stessi e ciò di cui davvero abbiamo bisogno per vivere, molte poche cose in realtà.

WISER EARTH (wiserearth.org): Organizzazione nata con l'unico fine di contare e connettere le innumerevoli associazioni che nel mondo si muovono per un mondo più giusto e sostenibile. Tutto cominciò con il libro di Paul Hawken "Blessed Unrest" (in italiano "Benedetta Irrequietezza: come il piu' grande Movimento della storia del mondo è nato e perché nessuno lo ha visto arrivare"). In questo libro, Hawken mostra come ci siano al mondo più di UN MILIONE di associazioni che si battono per una società più equa e un modello economico sostenibile. Addirittura, l'autore fa sua una tesi molto importante: che non ci sia alcuna differenza tra lottare per la giustizia tra gli uomini e lottare per la giustizia verso il pianeta; in entrambi i casi si cerca di ottenere uno stile di vita rispettoso verso ciò che è "altro da sé", persone e Natura comprese. Il Rispetto è il grande valore dimenticato del nostro tempo.

.....infine, permettetemi di fare una riflessione sul valore di tutta la tecnologia che abbiamo oggigiorno. Quanto potere ha la tecnologia? Quanto è magico il momento in cui un progettista accende per la prima volta un circuito elettronico pensato da lui, che fa qualcosa che di per se è straordinario? e (se è fortunato :) funziona al primo colpo?
La tecnologia, la scienza, l'arte, questi sono la nostra forza! Quella "forza" di cui parlavamo prima, ce l'abbiamo! ci sono milioni di persone coinvolte, cariche di energie mentali e fisiche... e un sacco di tempo...
I soldi, a dirla tutta, non servono più di tanto... a parte che uno degli obbiettivi è proprio di liberarsi di questo sistema economico per cui "non ho soldi = non vivo", non sono richiesti così tanti soldi per fare questo cambiamento... e si sa che molto spesso le scelte ecologiche sono anche quelle più economiche (si pensi ai pannelli solari che permettono di guadagnare sull'energia non usata, oppure alla scelta di "sobrietà" che permette di risparmiare su tutto ciò che è futile)... inoltre, anche in questo caso l'unione fa la forza... può darsi ad esempio che un gruppo di 100 persone riesca a raccogliere cifre considerevoli senza per questo essere un disagio troppo grande per i singoli... e ci si può anche impegnare in attività di "fundraising", senza cacciare un soldo di tasca propria...
Insomma... l'unica cosa che ci manca è avere il Potere Costituito dalla nostra parte... ma chi lo vuole?



Noi siamo il primo movimento che non prevede l'uniformità di pensiero; vogliamo solo liberarci dal mostro del profitto, vogliamo ritrovare l'equilibrio col pianeta, vogliamo difendere i diritti umani; siamo gli anticorpi della malattia; siamo il movimento più grande della storia dell'umanità.

Non disperate... non perdete la speranza... non convincetevi che sia impossibile...

...eventually we will save the world.

domenica 8 febbraio 2009

FERMIAMO IL PARTITO DELLA TORTURA!

Caso Englaro e testamento biologico
di Paolo Flores d'Arcais


Il governo ha approntato un decreto legge che rende obbligatorio, in qualsiasi caso e contro la volontà di qualsiasi paziente, nutrizione e idratazione artificiali.
Decreto non solo anticostituzionale (poiché la nostra legge fondamentale garantisce che si possano rifiutare le cure, amputazioni, trasfusioni, alimentazione forzata in caso di sciopero della fame, anche quando ciò porta alla morte) ma alla lettera MOSTRUOSO, poiché consente sadismo e tortura nei confronti dei malati terminali, e anzi rende sadismo e tortura obbligatori.
Un tentativo, inaudito, che riporta il nostro paese al medioevo, al più cupo oscurantismo clericale.
Ormai non è solo la libertà di ciascuno ad essere a repentaglio, ma la vita stessa, che Chiesa e governo pretendono di sequestrare secondo la loro totalitaria volontà. Di fronte a una volontà "talebana" che ancora qualche giorno fa sembrava impossibile, è necessario mobilitarsi in tutte le forme democratiche, attraverso articoli, lettere ai giornali, petizioni, tam tam elettronici, manifestazioni.
Il partito della tortura non deve passare.

martedì 27 gennaio 2009

Pubblico anch'io, come hanno fatto tanti altri blog italiani, la lettera del pubblico ministero di Salerno, Gabriella Nuzzi, che è stata trasferita d’ufficio dal ministro di Grazia e Giustizia Angelino Alfano, dopo le indagini della vicenda Salerno/Catanzaro. A questo link trovate inoltre la lettera dell'ANM in risposta a quanti hanno auspicato una presa di posizione in difesa dei magistrati colpiti dal provvedimento del ministro.

“Signor Presidente,
Le comunico, con questa mia, l’irrevocabile decisione di lasciare l’Associazione Nazionale Magistrati.
Il plauso da Lei pubblicamente reso all’ingiustizia subita, per mano politica, da noi Magistrati della Procura della Repubblica di Salerno è per me insopportabilmente oltraggioso.
Oltraggioso per la mia dignità di Persona e di essere Magistrato.
Sono stata, nel generale vile silenzio, pubblicamente ingiuriata; incolpata di ignoranza, negligenza, spregiudicatezza, assenza del senso delle istituzioni; infine, allontanata dalla mia sede e privata delle funzioni inquirenti, così, in un battito di ciglia, sulla base del nulla giuridico e di un processo sommario.

Per bocca sua e dei suoi amici e colleghi, la posizione dell’Associazione era già nota, sin dall’inizio.

Quale la colpa? Avere, contrariamente alla profusa apparenza, doverosamente adottato ed eseguito atti giudiziari legittimi e necessari, tali ritenuti nelle sedi giurisdizionali competenti.
Avere risposto ad istanze di verità e di giustizia. Avere accertato una sconcertante realtà che, però, doveva rimanere occultata.

Né lei, né alcuno dei componenti dell’associazione che oggi degnamente rappresenta ha sentito l’esigenza di capire e spiegare ciò che è davvero accaduto, la gravità e drammaticità di una vicenda che chiama a riflessioni profonde l’intera Magistratura, sul suo passato, su ciò che è, sul suo futuro; e non certo nell’interesse personale del singolo o del suo sponsor associativo, ma in forza di una superiore ragione ideale, che è - o dovrebbe essere - costantemente e perennemente viva nella coscienza di ogni Magistrato: la ricerca della verità.

Più facile far finta di credere alla menzogna: il conflitto, la guerra tra Procure, la isolata follia di “schegge impazzite”.
Il disordine desta scandalo: immediatamente va sedato e severamente punito.
Il popolo saprà che è giusto così.
E il sacrificio di pochi varrà la Ragion di Stato.

L’Associazione non intende entrare nel merito. Chiuso.

Nel dolore di questi giorni, Signor Presidente, il mio pensiero corre alle solenni parole che da Lei (secondo quanto riportato dalla stampa) sarebbero state pubblicamente pronunciate pochi attimi dopo l’esemplare “condanna”: “Il sistema dimostra di avere gli anticorpi”.

Dunque, il sistema, ancora una volta, ha dimostrato di saper funzionare.

Mi chiedo, allora, inquieta, a quale “sistema” Lei faccia riferimento.
Quale il “sistema” di cui si sente così orgogliosamente rappresentante e garante.

Un “sistema” che non è in grado di assicurare l’osservanza minima delle regole del vivere civile, l’applicazione e l’esecuzione delle pene?
Un “sistema” in cui vana è resa anche l’affermazione giurisdizionale dei fondamentali diritti dell’essere umano; ove le istanze dei più deboli sono oppresse e calpestato il dolore di chi ancora piange le vittime di sangue?
Un “sistema” in cui l’impegno e il sacrificio silente dei singoli è schiacciato dal peso di una macchina infernale, dagli ingranaggi vetusti ed ormai irrimediabilmente inceppati?
Un “sistema” asservito agli interessi del potere, nel quale è più conveniente rinchiudere la verità in polverosi cassetti e continuare a costellare la carriera di brillanti successi?

Mi dica, Signor Presidente, quali sarebbero gli anticorpi che esso è in grado di generare? Punizioni esemplari a chi è ligio e coraggioso e impunità a chi palesemente delinque?

E quali i virus?

E mi spieghi, ancora, quale sarebbe “il modello di magistrato adeguato al ruolo costituzionale e alla rilevanza degli interessi coinvolti dall’esercizio della giurisdizione” che l’Associazione intenderebbe promuovere?

Ora, il “sistema” che io vedo non è affatto in grado di saper funzionare.
Al contrario, esso è malato, moribondo, affetto da un cancro incurabile, che lo condurrà inesorabilmente alla morte.
E io non voglio farne parte, perché sono viva e voglio costruire qualcosa di buono per i nostri figli.
Ho giurato fedeltà al solo Ordine Giudiziario e allo Stato della Repubblica Italiana.

La repentina violenza con la quale, in risposta ad un gradimento politico, si è sommariamente decisa la privazione delle funzioni inquirenti e l’allontanamento da inchieste in pieno svolgimento nei confronti di Magistrati che hanno solo adempiuto ai propri doveri, rende, francamente, assai sconcertanti i vostri stanchi e vuoti proclami, ormai recitati solo a voi stessi, come in uno specchio spaccato.

Mentre siete distratti dalla visione di qualche accattivante miraggio, faccio un fischio e vi dico che qui sono in gioco i principi dell’autonomia e dell’indipendenza della Giurisdizione. Non gli orticelli privati.

Non vale mai la pena calpestare e lasciar calpestare la dignità degli esseri umani.

Per quanto mi riguarda, so che saprò adempiere con la stessa forza, onestà e professionalità anche funzioni diverse da quelle che mi sono state ingiustamente strappate, nel rispetto assoluto, come sempre, dei principi costituzionali, primo tra tutti quello per cui la Legge deve essere eguale per deboli e potenti.
So di avere accanto le coscienze forti e pure di chi ancora oggi, nonostante tutto, crede e combatte quotidianamente per l’affermazione della legalità.
Ed è per essa che continuerò sempre ad amare ed onorare profondamente questo lavoro.

Signor Presidente, continui a rappresentare se stesso e questa Associazione.
Io preferisco rappresentarmi da sola”.

Dott.ssa Gabriella NUZZI
Magistrato

Amianto e uranio in Val di Susa non sono un problema

...è emerso che sulla situazione geologica della Valle di Susa si
dispone ormai di una massa di dati rilevante soprattutto per quanto riguarda la tratta
internazionale del tracciato previsto per la TAV, mentre la situazione del tratto
nazionale richiede ulteriori approfondimenti. In ogni caso la conoscenza del terreno,
appare assai superiore a quella di altri analoghi trafori come quello del Lötschberg,
dove la presenza dell’amianto è stata riscontrata a lavori già iniziati, richiedendo
interventi cautelativi che non hanno però comportato l’interruzione dei lavori. Ciò
consente fin d’ora di avere un quadro attendibile della presenza dell’amianto e
dell’uranio, nonché delle misure da adottare in proposito.
1) Per quanto riguarda l’amianto, in Valle di Susa il detrito contenente
amianto, da smaltire con le cautele riservate ai materiali nocivi, è valutato in un
volume inferiore a 300.000 metri cubi, anche secondo le valutazioni più caute. Alla
luce di ciò le eventuali variazioni in più o in meno rispetto al volume previsto
diventano un problema di bilancio economico del progetto, ma non di salute pubblica.
La quantità di fibra in gioco è di alcuni ordini di grandezza inferiore rispetto a quella
prodotta, nell’adiacente Valle di Lanzo, dalla miniera a cielo aperto di Balangero, che
nell’arco di decenni ha abbattuto e macinato (a secco) milioni di mq. di serpentina ad
alto tenore di fibra (> 3%) senza che questa attività abbia avuto un qualche riscontro
epidemiologico nei paesi a valle; la stessa cosa vale per la cava (pietrisco di
serpentina) tuttora attiva a Caprie.
I moderni metodi di monitoraggio e di scavo (che prevedono l’abbattimento
delle polveri in acqua e il loro filtraggio) consentono la messa in sicurezza
dell’ambiente in cui operano gli addetti allo scavo, e a maggior ragione dell’area
circostante agli sbocchi. Le normative in vigore sono largamente idonee a impedire
l’aerodispersione di fibre nella fase di smaltimento del marino e in discarica.
2) Per quanto riguarda l’uranio, il suo tenore nelle rocce della Valle di Susa
non è superiore a quello medio normalmente presente sulla crosta terrestre, come
indicano sia le analisi chimiche (su radon in acqua e su uranio), sia le misurazioni
della radioattività effettuate su carote, magazzini-carote, rocce in profondità (nei
sondaggi) e rocce di superficie. A questa concentrazione l’uranio – la cui radiazione α
ha bassissima capacità di penetrazione, presenta carattere di pericolosità soltanto in
ambiente chiuso (cantine, grotte, gallerie abbandonate); non esiste invece un rischio
né in una galleria attiva, né tanto meno in un ambiente esterno, quale quello di una
discarica.
La situazione della Valle di Susa risulta pertanto non dissimile da quella che è
già stata incontrata, e affrontata con successo, in altri casi, per esempio nello scavo
del tunnel del Lötschberg in Svizzera. I dati geologici a disposizione consentono
quindi di concludere che nella Valle di Susa non esiste un rischio prevedibile per la
salute pubblica che possa derivare dalla presenza di quantità eccessive né di
amianto né di uranio. Quello che invece si pone, e che è lungi dall’essere risolto, è
piuttosto un problema di corretta informazione e di comunicazione dei risultati delle
ricerche scientifiche già condotte: su questo terreno si auspica una più incisiva
azione delle amministrazioni locali a tutti i livelli, dalla Regione ai comuni interessati,
e dei mass media.
5 maggio 2006


(tratto da un documento rilasciato dalla Regione Piemonte due anni fa)
personalmente spero che buchino sta cazzo di montagna così la facciamo finita (manifesto insofferenza...)

venerdì 23 gennaio 2009

Eluana Englaro e la Teocrazia

Come fa un italiano serio come me a criticare l'Iran per la loro dittatura teocratica? Quando in Italia ogni santo giorno la nostra beneamata chiesa cattolica ripropone lo stesso identico modello di stato non-laico che c'è là?

Ad esempio questa "perla" dichiarata dal Cardinale Poletto di Torino: "La legge di Dio non può mai essere contro l'uomo. La legge di Dio è sempre per l'uomo. Andare contro la legge di Dio significa andare contro l'uomo. Dunque, se le due leggi entrano in contrasto è perché la legge dell'uomo non è una buona legge e si rivelerà tale dai suoi frutti."
Come dire, noi abbiamo sempre ragione, lo stato si deve soltanto adeguare.
(da qui in poi, a fine di satira, Poletto sarà chiamato "l'Ayatollah")

Ancora meglio è considerare l'ambito in cui è stata detta questa frase, un'intervista in cui il suddetto Ayatollah chiedeva ai medici cattolici di fare obiezione di coscienza qualora fosse loro richiesto di staccare il sondino che mantiene in "vita" (tra grosse virgolette) Eluana Englaro.

Incurante della sofferenza della ragazza e della famiglia, incurante della legge dello stato, incurante della sensibilità di persone tutto sommato esterne alla vicenda come me, ma che rabbrividiscono a sentire certe parole; incurante della duplice decisione della corte di Cassazione (che ha stabilito che bisogna rispettare la volontà, espressa da Eluana prima dell'incidente che l'ha uccisa, di non essere mantenuta in vita se si fosse trovata in stato vegetativo permanente), il "gerarca" mobilita le sue "truppe" infiltrate nel sistema sanitario affinché non commettano quest'atto contrario all'ideologia cristiana.

Per fortuna è stata pronta e azzeccatissima la replica di Mercedes Bresso (lei e Sergio Chiamparino sono le due migliori menti del Partito Democratico; sarà l'aria di Torino...) che risponde:
"A Poletto, che richiama i medici cattolici alla obiezione di coscienza, chiedo: quale è la differenza tra l'Italia di oggi e gli stati clericali, come quello degli Ayatollah, dove viene ingiunto a tutti coloro che credono di assumere un certo comportamento? Una cosa è una raccomandazione, l'espressione di una posizione che io considero assolutamente legittima, Un'altra cosa è l'ingiunzione a persone che sono tenute al rispetto delle leggi del proprio Stato che fino a prova contraria è ancora uno Stato laico."
"medici cattolici e non cattolici, credenti e non credenti tutti i giorni prendono con le famiglie decisioni di questo tipo e non vedo che altro principio adottare se non quello che deriva dall'habeas corpus, fondante del diritto occidentale, cioè la decisione di una persona e di chi quella persona rappresenti quando questa non è più in grado di decidere."
"ribadisco: la circolare del ministero Sacconi non supera la legge, e l'interpretazione della legge non è compito degli organi esecutivi. E' inquietante che si pieghi la legge a una decisione politica. Se ci saranno dei problemi nell'applicare il protocollo, verranno affrontati, nel pieno rispetto delle regole, insieme alla famiglia. Sono preoccupata: vedo minacciato l'unico principio laico e di rispetto delle persone è quello dell'autodeterminazione. Per questo serve una legge sul testamento biologico. La medicina permetterà tra pochi anni di mantenere in vita chiunque, e allora cosa faremo? Eluana è una persona in stato vegetativo permanente, non una disabile."
"Io non ho imposto niente a nessuno. Se ci saranno dei contatti, saranno direttamente tra la famiglia Englaro e le nostre strutture sanitarie. Chi invece ha imposto qualcosa è il presidente della regione Lombardia, Formigoni, che ha vietato ogni intervento su Eluana nella sua regione
."
[Mercedes Bresso merita una statua alta 10 metri in mezzo a piazza Castello... al posto del castello ndL'U]

Tenue risposta di Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare del Pdl con delega alle questioni bioetiche:
"Temo che ci saranno delle difficoltà forti ad applicare quella sentenza. Ci sono dei problemi tra la sanità pubblica e il modo in cui è stato fatto quel decreto. Non esiste un livello di assistenza - ha spiegato la Roccella - in cui inserire un protocollo di quel genere. È difficile inserire un protocollo per portare una malata, che può vivere ancora molti anni e che viene curata, allo stadio terminale e farla morire. Perché questo si chiede. Si chiede che si prenda un malato e invece di curarlo lo si porti alla morte. Qualsiasi struttura sanitaria pubblica che vorrà provare a fare questo scoprirà che ci sono dei problemi."
[Ovviamente questa "analisi" (se così si può chiamare) dei fatti, è la tipica visione "indottrinata" di quelli di destra, e non tiene conto di numerosi fattori: primo, che se la legge dispone, non esiste proteggersi dietro a questioni di "protocollo incompleto" o boiate simili; secondo, che è fin troppo palese il tentativo di "servire" una giustificazione pronta per chi vorrà chinare il capo alle parole dell'Ayatollah; terzo, che non si sta chiedendo di far morire una persona "random", ma una persona che ha espressamente richiesto (quando ancora capace di farlo) di subire questo trattamento, e non è stato possibile soltanto per l'intromissione di persone esterne alla vicenda; quarto, che è altamente fallace dire che si sta prendendo un malato e "invece di curarlo lo si porta alla morte", perché nel caso di Eluana non c'è niente di niente di niente da fare, vorrei capire quali "cure miracolose" ha in testa la signora Roccella; quinto, quel "qualsiasi struttura sanitaria pubblica che proverà a farlo scoprirà che ci sono dei problemi" suona un po' troppo di minaccia per passare inosservato... ndL'U]
"Siamo di fronte ad una disabile e non ad una persona in stato vegetativo permanente."
[tentativo, che per intelligenza definirei "da bambino di quarta elementare", di negare le parole della Bresso, nonché la realtà dei fatti. ndL'U]

Concludo segnalando che l'ospedale Molinette di Torino (vedi ultimo link) ha dato bei segnali di speranza per la conclusione di questa brutta vicenda, che se superata sarebbe un ottimo precedente per la laicità in Italia e per le tante persone che nel mondo non godono di autodeterminazione, la più grossa conquista della democrazia.

FONTI:
Intervista al Cardinale Poletto
Replica di Mercedes Bresso
La pietas dei medici torinesi

lunedì 15 dicembre 2008

George e l'insulto supremo

Immaginate se una cosa del genere fosse successa a Kennedy, a Nixon, a Reagan, a Roosevelt... li prenderemmo per il culo ancora adesso. di cosa parlo? Ma di QUESTO:

Bush è in visita "non annunciata" (sempre per evitare il rischio di attentati) in Iraq; durante una conferenza stampa, il giornalista iracheno Muntadar al-Zeidi si toglie le scarpe e le tira a un Bush dotato di eccezionali riflessi (se la scarpa gli fosse arrivata dritta in faccia, ammettetelo: la scena sarebbe stata davvero indimenticabile...)
La prima scarpa è accompagnata dalla "dedica": «Questa è il bacio d'addio, canaglia»
La seconda scarpa porta invece questo "messaggio":
«Questa è da parte delle vedove, degli orfani e di tutti quelli che sono stati uccisi in Iraq»
La cosa brutta è che dubito che le parole del giornalista saranno riportate dai giornali statunitensi (o italiani, se è per questo...) anche se sono sacrosante, e fanno di questa apparente "buffonata" un gesto vero di protesta.

sabato 4 ottobre 2008

Il "penis enlargement" funziona!

Ebbene sì... tutto quello spam nella vostra casella di posta elettronica diceva il vero! La fantomatica tecnica araba per allungare (e allargare) il vostro arnese (il pene) e gonfiare di pari passo il vostro "triste ego da uomo mediocre ossessionato dalla lunghezza del fallo" (o almeno così dicevano le femministe di una volta) è una realtà.
La tecnica è rimasta segreta per tanti anni; il suo stesso nome si ignorava, e quindi anche la ricerca in un motore di ricerca non portava alcun frutto... Ben altri frutti porterebbe la tecnica: le leggende narravano di mogli barricate in camera da letto, fidanzate col sorriso ebete (prima tipicamente maschile), membri tanto grandi e vigorosi da poter fare a letto l'effetto tenda in proporzione 1:1, mandibole dislocate ecc... eppure il nome ancora sfuggiva; come nella Turandot, nessuno trovava il nome di questa procedura, e solo pochi eletti ne carpivano i segreti...
Fino ad ora...
La tecnica si chiama

"Jelq"

potete scoprirla cercando su un qualsiasi motore di ricerca, oppure, se volete fare prima, guardando questo video che spiega bene come si pratica...

mercoledì 1 ottobre 2008

Notizia ANSA

Giornalisti: bugiardi per italiani
Ricerca, 60% li ritiene poco informati, il 52% non indipendenti
(ANSA) - MILANO, 1 OTT - Il 68% degli italiani pensa che i giornalisti siano bugiardi, il 60% poco informati, il 52% non indipendenti. Lo rileva un'indagine di AstraRicerche su un campione di 2000 persone.Secondo l'indagine, presentata nel corso di un convegno a Milano dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia, l'opinione pubblica ritiene pero' ancora indispensabile l'informazione: il 38% definisce 'altissima' l'utilita' del giornalismo, il 16% 'alta', il 19% 'media' e il 15% 'scarsa'.

GRANDIOSO!!!

domenica 28 settembre 2008

Denunciamo il Catechismo della Chiesa Cattolica

Qual è la differenza tra Setta e Religione? Solo il numero di fedeli.
La Chiesa Cattolica è una setta. Adesca i suoi fedeli quando sono ancora piccoli, piccolissimi nel caso del battesimo; con la complicità inconsapevole dei genitori li si tiene in scacco, chiusi in un ambiente che dà loro la falsa idea che la normalità sia l'essere parte del culto, e che saranno presi in giro o emarginati se non ne faranno parte; li si stordisce con un catechismo delirante, gli si insegna falsità artefatte, non scientifiche, dogmatiche, totalmente folli e insensate; si piega la loro volontà con tecniche psicologiche studiate ad hoc, preghiere, frasi non-sense che spengono il pensiero critico e rosari; gli si insegna a non giudicare criticamente quello che gli viene detto; gli si insegna anche a opporre resistenza ai familiari che mostrassero l'intenzione di lasciare la Chiesa, come si fa nelle sette. Qualunque ateo vi potrà raccontare di notti passate in discussioni senza fine, tormentato da genitori, nonni o zii (quando non fratelli), di diatribe coi fedeli e coi preti, di proposte indecenti come "ok, ma almeno non facciamolo sapere a nessuno", come se non far parte del culto fosse un'onta da nascondere. La chiesa cattolica è una setta.
Questa è la chiesa. Queste persone sono così perché sono state educate così. Queste persone sono state educate così perché cresciuti da persone così.
Ma questa catena si può spezzare.

Visita Arte e psiche: Denuncia il catechismo.

lunedì 22 settembre 2008

Confessioni

prete: "cosa hai fatto figliolo?"
jack: "ho fatto tutto ciò che va contro i principi cattolici e pure a quelli di alcuni agnostici"
prete: "Dio è in collera, finirai a bruciare all'inferno"
jack: "ma non c'è modo? Chessò 100 padre nostri, 1000 ave maria, 600 rosari?"
prete: "puoi provare a versarti addosso della benzina e darti fuoco, magari gli basta"

domenica 3 agosto 2008

Pascucci


Al sito www.signoraggio.com c'è un tale di nome Pascucci che sostiene delle cose totalmente assurde. Tuttavia siccome credo nella frase di Voltaire "non sono d'accordo, ma lotterò per il tuo diritto di dirlo" (non era letteralmente così, ma pazienza) vi lascio farvi un'idea.
Secondo me questo signore odia Beppe Grillo e Marco Travaglio, solo perché non condividono la sua battaglia. Non solo, per il signor Pascucci, chiunque non veda nel signoraggio la fonte di ogni male, è un prezzolato al servizio dell'IGB, che a sua volta è il male personificato (o "banchificato"?).
Insomma, anche se le cose che dice fossero vere, ci fa un po' la figura del paranoico.

mercoledì 28 maggio 2008

domanda

ma se tutte le dichiarazioni, sul nucleare, il ponte sullo stretto e sugli inceneritori; facessero tutti parte di un piano che li porterà a dirci "visto che bravi? non l'abbiamo fatto!" (leggersi anche: noi ci teniamo all'ambiente, senza aver bisogno che i comunisti ci mettano i bastoni tra le ruote)


p.s. il ponte sullo stretto l'ho messo solo perchè è un'altra baggianata, non che inquini ( a parte che per costruirlo deturpano mezzo territorio) ma se usassero traghetti a energia solare? mi sembra abbiano un gran bel tetto i traghetti!

venerdì 16 maggio 2008

Inceneritori: BASTA!

Prima di tutto, permettetemi di promuovere una battaglia linguistica personale contro chi li chiama "termovalorizzatori": chi dice così, vuole inculcare nella testa della gente che questi impianti siano in grado di valorizzare ciò che non ha più utilità (il rifiuto) bruciandolo. Ma la realtà è ben diversa...
Infatti, pochi sanno che un inceneritore:

  • consuma molta acqua e materie prime;
  • inquina l'aria, l'acqua e la terra nelle vicinanze;
  • è la forma di trattamento dei rifiuti più costosa;
  • è di gran lunga la fonte maggiore di sostanze cancerogene* e tossiche. (400 milligrammi di diossina per ogni tonnellata di rifiuti bruciata; sembra poco ma è tantissimo, considerato che in Italia si bruciano in inceneritori 3,5 milioni di tonnellate di rifiuti all'anno => 1,4 tonnellate di diossina all'anno prodotti dalla sola Italia...)
Se sostenete gli inceneritori, vuol dire che non avete a cuore né la vostra salute né la qualità della vostra vita; se sostenete gli inceneritori per qualche interesse economico, vuol dire che nella vostra scala di valori i soldi hanno superato la salute, la vostra famiglia, la vita e la felicità, quindi non so come facciate a guardarvi ancora allo specchio. E ora il video.

* un esempio che Veronesi mente (sapendo di mentire): chi fra il 1960 e il 1996 ha vissuto a lungo vicino a inceneritori e altre fonti industriali di diossina nella provincia di Venezia ha avuto una probabilità 3,3 volte il normale di contrarre un sarcoma.

lunedì 5 maggio 2008

MAI PIÙ SENZA MARXISMO! (Impietosa analisi sul disastro elettorale)

Prima di tutto una pillola di dura verità: la parola Veltroni viene corretta dal correttore automatico in "Poltronite" ironia della vita, (lo corregge anche in spoltronite, spoltronire e Spoltroni).

Sono veramente orgoglioso di presentarvi quello che per Beppe Grillo è Marco Travaglio (cioè noi diciamo cazzate e lui lavora seriamente), un vero operaio comunista, ma uno di quei comunisti che nel cervello hanno un ideale, non le canne e un falce-martello.
Un vero insegnamento per certi anarco-leninisti vercellesi,
la lettera che mi ha inviato è lunghetta, ma è meglio così, almeno la leggeranno i realmente interessati; ma dato lo stile schietto, fluido e preciso, un lettura veloce la consiglio anche a quei pirla che volantinano davanti alle università il 29 e il 30 aprile...

A lui la parola:

Dai de profundis sulla Caporetto elettorale che cominciano a girare in rete, deduco che sia il momento giusto per offrire anche il mio contributo, per quanto spiacevole possa essere per qualcuno.

Nell’analizzare le sconfitte si fa sempre presto a dare del superficiale agli altri (vedi il link: http://www.esserecomunisti.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=22828), soprattutto quando si dà per scontato che siano molto profonde le proprie radici.

Innanzitutto in questa tornata elettorale c’è un unico grande sconfitto: il comunismo risfondato e il movimento operaio che gli viene comunque dietro, lo segua o meno. Equiparare la “normale” sconfitta di Veltroni a quella epocale di Libertinotti e compagnia brutta significa alleggerire il nostro disastro col peso irrilevante, se misurato dalla nostra specifica bilancia, della vittoria di Berlusconi sulla sinistra, colta per altro a spese del principale avversario di destra! E tanto più che la sconfitta di Veltroni è tutta da dimostrare. Infatti il Partito Demagogico è nato per due motivi: senz’altro per vincere ma anche e in primo luogo per liberarsi di Risfondamento Consumista. Se il primo obbiettivo non è stato centrato, finendo anche al di sotto delle aspettative, il secondo invece è finito addirittura in un inaspettato trionfo, in un’apoteosi. Il primo obbiettivo può rammaricare certamente Veltroni, ma il valore epocale del secondo compensa ampiamente il reale elettore a cui si rivolge il Partito Demagogico: la classe padronale dei borghesi. Per rendersene conto basterebbe andare a risentirsi i cori di giubilo dei Mieli e di tutti gli altri servi dirigenti delle principali gazzette di regime del paese, addirittura raggianti per il bipolarismo finalmente raggiunto (doppiamente emblematico se si pensa che neanche due anni fa Mieli aveva appoggiato Prodi, ma al confronto con il tramonto dell’Arcobaleno, non ne aveva salutato in toni così entusiastici la vittoria). Un bipolarismo che a detta loro pur cambiando qua e là le cose, ne lasci intatta l’essenza. Vale a dire “bipolarismo” dove non un conta un cazzo e monopartitismo del capitale, dittatura borghese, quando è ora. Che te lo dicano apertamente, è il simbolo di una vittoria talmente roboante da spingersi addirittura alla sfacciataggine!

E lo saranno ancora di più finché avremo burocrati che hanno già inquadrato la sconfitta nella mancanza di uno stendardo. Ripristinare la Falce e il Martello è né più né meno che rimettere un’etichetta. Solo la buon’anima di Marx sa quanto mi faccia paura un panorama politico italiano e mondiale senza più bandiere rosse né falci né martelli. Ma niente è peggio di un’etichetta che non corrisponde al contenuto a cui si richiama. Se è solo per un’etichetta, preferisco fare a meno di una falce e di un martello che mi ricordano soltanto il tradimento degli ideali che i suoi presunti sostenitori non rappresentano punto. Non basta un’etichetta perché dietro non si nasconda la contraffazione di un comunismo made in China come un altro.

Se Rifondazione si fosse presentata coi suoi simboli avremmo avuto qualcosa che non sapremo mai. Di fatto, etichetta e alleanze a parte, Rifondazione si è presentata come sempre, coi suoi proclami contro la precarietà, a favore dell’equità sociale, del suo “pacifinto” da salotto, dell’alternativa puramente dichiarata, in due parole col suo comunismo verbale, puramente nominale. Da questo punto di vista se è vero – ed è vero – che i lavoratori non arrivano alla fine del mese, perché non avrebbero dovuto votare un partito che tutto sommato ha continuato a difenderli, dicendo le stesse cose solo da un altro pulpito? Per che cosa? Per l’abbandono di un’etichetta? Al contrario: il risultato elettorale dice ancora una volta che la classe operaia è più avanti dei suoi tristi dirigenti. Da anni, se si escludono alcune minoranze interne, Risfondamento Consumista altro non è che un’etichetta priva di contenuti. Il risultato elettorale non fa che dire a chiare lettere, e per la prima volta, quello che Risfondamento Consumista non sa dirsi da sola: cioè che è uno zero, un’alternativa immaginaria, presunta. E non riempiremo il vuoto ripristinando un’etichetta. Tanto meno tornando a delle origini che mai abbiamo abbandonato. Infatti dalla svolta della Bolognina ad oggi non fa che consumarsi l’ultimo atto del togliattismo, l’ultimo rimasuglio della via italiana allo stalinismo. Ma non è detto che basti per dare vita a un Partito Comunista come si deve. Un Partito Comunista si rimette in piedi non a cominciare dai suoi simboli, ma dall’applicazione rigorosa, ancorché non dogmatica, della dottrina dei suoi padri. In sé e per sé, possiamo fare a meno di tutte le falci e di tutti martelli dell’intero universo rosso, ma non possiamo prescindere da una sola virgola del marxismo-leninismo. E la prima regola di un compagno che lo segua davvero è la paga da operaio per tutti i suoi militanti: «Qui appunto si fa sentire con speciale rilievo la svolta dalla democrazia borghese alla democrazia proletaria… Ed è precisamente su questo punto… il più importante forse nella questione dello Stato, che gli insegnamenti di Marx sono stati più dimenticati» (Lenin, Stato e Rivoluzione – Edizioni La Cittàdel Sole). È vero che Lenin qui parla del periodo che segue la presa rivoluzionaria del potere da parte della classe operaia. E infatti gli opportunisti saranno pronti a prendere alla lettera, vale a dire in maniera dogmatica, ad uso e consumo dei propri interessi di casta, i suoi preziosi insegnamenti. Ma il marxista che ci ragioni con la sua testa capirà che non ha senso per un comunista tenersi una paga da borghese fino al momento della rivoluzione proletaria. Chi oggi non è in grado di agganciare la sua paga a quella di un operaio, non si farà scrupoli – per tenersi attaccato al culo un portafogli rigonfio – nell’agganciare al momento decisivo la classe operaia al treno della controrivoluzione che glielo garantirà. Purtroppo per loro, né Libertinotti né l’area di Essere Comunisti hanno fatto della paga da operaio e quindi del marxismo-leninismo un punto preciso e imprescindibile del loro programma. Di conseguenza, anche per tutto il resto, han fatto dell’opportunismo il loro unico credo, come dimostra una mia precedente lettera d’analisi critica sul loro essere (http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Lettere&op=esteso&id=2758), mai pubblicata sulla loro rivista, né tanto meno degnata di una risposta, nonostante le mie critiche fossero argomentate con millimetrica precisione. Non è stato, sia chiaro, il mio linguaggio dinamitardo e infuocato, il motivo della mancata risposta, come qualche furbo si appresterà sicuramente a dire, ma la totale impossibilità, se non con un’elusione, di provare a ribattere da un punto di vista comunista-marxista. E come quella, continueranno a eludere tutte le critiche finché altri non elaboreranno le loro sulla base rigorosa del marxismo-leninismo. Quante più critiche riceveranno fuori dal marxismo tanto più troveranno all’interno del partito compagni pronti a spalleggiare, coscienti o meno, il loro revisionismo.

Da quando ho l’età per votare, circa da quindici anni, ho sempre dovuto accontentarmi del meno peggio. Di conseguenza, ho sempre tentato di compensare il vomito che mi veniva in cabina elettorale, rifacendomi il gusto con qualche libro che almeno in parte mi risarcisse della tremenda ingiustizia che patisco ad ogni tornata elettorale per colpa di quello spudoratamente cattivo dei candidati. Credo di non averlo mai azzeccato come quest’anno: I Forchettoni rossi – di Autori Vari pubblicato da Massari Editore. Forse dovremmo ripartire da lì, dall’analisi impietosa e rigorosa dei nostri burocrati e della loro provenienza sia culturale che politica, che poi sono la stessa cosa.

Senza una critica dura, aspra e spietata, nel più classico stile dei nostri padri, contro tutta la casta dei forchettoni rossi perderemo una grande occasione per ripulire il partito. Ed è qui il mio dramma, l’idea cioè che la mia vera delusione debba ancora arrivare, tra tre o quattro mesi, quando dopo i mea-culpa di facciata, cambiate le teste di legno alla guida del Partito, tutto ricomincerà con il solito eclettismo un tempo chiamato “doppiezza togliattiana”. Oggi per la prima volta dal secondo dopoguerra abbiamo l’occasione, togliendolo dall’angolo, di rimettere il marxismo alla testa del Partito. Nelle ultime elezioni si è consumato l’ultimo atto storico dello stalinismo in Italia. Non avremo un’occasione migliore per togliercelo dai piedi definitivamente. O se anche un’altra prima o poi si ripresenterà, non cogliendo questa adesso, vuol dire che sprecheremo anche tutte quelle a venire.

Bisogna stare attenti, però, perché tra le altre caratteristiche dello stalinismo c’è l’eterno cavalcare il fatto compiuto. Quelli che oggi chiedono la testa di Libertinotti sono per lo più quelli che l’hanno applaudito in tempi migliori (a scanso di equivoci non mi riferisco a Stefano Franchi del quale conosco solo la lettera che per altro ho apprezzato: http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o11615). La colpa sua come dei Diliberto dei Giordano dei Vendola dei Luxuria (un cattolico. Da non credere!) degli Zipponi dei Ferrero, e di tutti gli altri comunisti imborghesiti, cioè da buttare, non è averci lasciato senza alcun rappresentante. Se così fosse, allora altre volte avrebbero avuto il merito di avercene dati parecchi. In ultima analisi la loro colpa è di non essere dei marxisti e nemmeno dei lontani parenti di Lenin e Trotsky (si leggano appunto ne I Forchettoni rossi gli esilaranti sproloqui teorici del Compagno Libertinotti. Credo che neanche Peppone se li sarebbe bevuti. Quel somaro di Guareschi sì, ma Peppone no!). Tanti, pochi o nessuno, i loro eletti non ci avrebbero dato, come non ci hanno mai dato, un esemplare degno del marxismo, uno di cui Gramsci e Rosa Luxemburg avrebbero potuto essere fieri. Ed è per questo che devono farsi da parte, perché se non cogliamo l’occasione al volo, gli opportunisti di sempre al prossimo successo elettorale riprenderanno in mano le redini del Partito, e rimetteranno le masse, praticamente e soprattutto teoricamente, sotto la guida, è proprio il caso di dirlo, maldestra, della loro stessa ideologia borghese.

Sarebbe veramente terribile, da incubo, liquidare questi dirigenti per metterci al posto i loro degni eredi: quelli che vogliono riunificare il Partito per salvare la democrazia dei borghesi riconsegnando nelle loro mani, sotto la dittatura del capitale, il paese dei proletari. Perché, evidentemente, la sconfitta della Resistenza non gli è bastata, e la vogliono ripetere; perché sono arrivati a una dirigenza nazionale e ancora non hanno capito che per un comunista, lotta di classe, significa dividere il paese in due, nel paese dei lavoratori e nel paese dei padroni, e analogamente la democrazia, in democrazia borghese e democrazia proletaria. È stupefacente come dopo quasi duecento anni di marxismo ci siano ancora compagni che parlino di paese e di democrazia in termini generali, tanto più dopo delle elezioni come queste dove i borghesi tra maggioritario e altre truffe burocratiche sono riusciti a fondare un bipolarismo tra loro, con una particolare democrazia che di fatto ha escluso un’intera classe dal Parlamento, e quindi sia dal Governo che dall’Opposizione, almeno da quelli ufficiali. E non è poco, almeno stando a sentire gli urli di gioia dei borghesi che parlano sempre di democrazia e di paese in generale ma sanno benissimo di che razza di democrazia e di che paese discutano quando si riempiono la bocca di così nobili ideali. Ed è questa la grande differenza tra noi e loro. Loro purtroppo, sanno sempre cosa vogliono e come muoversi per ottenerla. Ed è anche l’unica cosa che gli invidio. Noi invece abbiamo gente che vuole essere importante per la Storia del Paese e non capisce che Rifondazione prima di tutto deve essere una forza culturale a baluardo della roccaforte del nostro vero Paese: il marxismo-leninismo. Da questo punto di vista, in effetti, Risfondamento Consumista è stata importante, ma come corrente eversiva, come ennesima pagina del revisionismo borghese in seno alla classe operaia. È stata importante più per i borghesi che per noi, perché per noi è stata un disastro, come è un disastro a gioco più o meno lungo qualsiasi infiltrazione di liberalismo nei nostri quadri dirigenziali.

L’attenzione alla formazione dei quadri dirigenti, dunque, deve partire dallo scrupolo rigoroso verso la loro conoscenza del marxismo. È il marxismo-leninismo il metro che deve stabilire la gerarchia all’interno del Partito. Non si tratta di espellere chi non ha mai letto una riga di Marx, anche se in futuro, con un Partito che si rialzi su quella base, dovrà andare da sè. Il marxismo e la lotta di classe si fanno con il materiale umano esistente, non con uno immaginario. Se i “comunisti” a disposizione sono questi, con questi dobbiamo costruire il Partito. Ma che almeno siano “gerarchizzati” nelle maniera giusta. Mettere un’incosciente di marxismo alla testa del Partito è capovolgerlo, facendolo marciare di fatto coi piedi della borghesia. E su che strada vuoi che riportino il Partito dei piedi così puzzolenti? Che strada vuoi che batteranno piedi così inclini alla prostituzione ideologica…

Se vogliamo ripartire davvero, però, non dobbiamo stare attenti solo ai forchettoni rossi che sperano di cavarsela scaricando il barile d’opportunismo sul parafulmine di turno. Attenzione bisogna riporre anche sulle anime rosse in buonafede. Come spiega Trotsky in Bolscevismo e stalinismo (in Opere Scelte Vol. VI – Prospettiva Edizioni), nelle grandi debacle politiche «gli abitudinari, i centristi, ed i dilettanti spaventati dalla sconfitta fanno del loro meglio per distruggere l’autorità della tradizione rivoluzionaria e tornare indietro alla ricerca di una “nuova fede”». E se questo avveniva ieri, in un’epoca ancora fresca di bolscevismo, figuriamoci cosa può avvenire oggi tra dirigenti che una tradizione rivoluzionaria, probabilmente, non sanno nemmeno che sia esistita.

Sta per piovere sul Partito un diluvio universale di nuove interpretazioni, di bislacche teorizzazioni, di responsi mistificatori della sconfitta dai quali solo il marxismo può, non perdendo la bussola e senza sbandamenti, uscire vincitore. Ai marxisti il compito di separare i forchettoni rossi in cerca solo di un ricambio dei quadri, dai sinceri ancorché impreparati compagni vogliosi davvero di una nuova linea. Tocca a loro pugnare da forte contro i primi, per stanarli, ed essere comprensivi e disponibili ad ogni chiarimento teorico con i secondi. I secondi sono gli unici allievi che abbiamo, e non dobbiamo assolutamente perderli, i primi invece sono i cattivi maestri che non vogliono abbandonare la cattedra e non la abbandoneranno se nostre quotidiane dosi di fiele e di totale disprezzo non gliela faranno abbandonare dalla vergogna.

Ma più di tutto, più della lotta contro i forchettoni rossi, ora sarà necessario che i marxisti facciano quadrato contro l’influenza delle gazzette di regime. Se Rifondazione ha fatto del comunismo un’etichetta, l’analfabetismo borghese fa dell’etichettatura la sua unica vuota comprensione delle cose. Dietro la loro indipendenza, ora stanno armando i giornaletti per analizzare la nostra sconfitta. Coltivando l’ignoranza come una gramigna, non sapendo nulla approfonditamente né di noi né di loro né di niente, prenderanno la palla al balzo per liquidare “criticamente”, cioè “giornalisticamente”, il radicalismo di sinistra. In effetti Rifondazione ha davanti a sé due strade: o continuare il suo comunismo da salotto, magari sprofondandolo ancora di più nella dolcezza mielosa, oppure fare davvero i conti con il suo estremismo affinché sia davvero radicale. Ignorando completamente quanta posa ci sia nell’estremismo di Rifondazione, la servitù borghese, per liquidare del tutto ogni possibile alternativa, anche solo vagheggiata al suo modello, comincerà una campagna di bombardamento mediatico per ricordare a tutti, e in special modo a tutti gli operai arretrati che ne subiscono la nefasta influenza, il fallimento del radicalismo di sinistra, come se il radicalismo fosse davvero radicale e non radical chic come in effetti è. Il fallimento è tutto qui, nell’incapacità di Rifondazione di sterzare davvero a sinistra. Ma le gazzette di regime faranno di tutto perché Rifondazione prenda la prima via, stenderanno petali di rosa attorno ad ogni dirigente propenso a prendere quel sentiero che altro non è che un ulteriore sbandamento verso destra, per inchinarsi sempre di più ai loro padroni.

Abbiamo marxisti sufficienti per dirigere le sezioni e i circoli e per rispondere al fuoco, sprangando porte e finestre dagli spifferi maligni del liberalismo? Prima di tutto dobbiamo stabilire chi siano i marxisti. A questo proposito il grande compagno Alan Woods nota che «ci sono marxisti di ogni sorta». Bisogna sapersi orientare, scegliendo, nel marasma delle interpretazioni del materialismo storico, la migliore, o quella che si ritiene tale.

A me pare che tra tutte le correnti, quella che meglio rispetta la teoria marxista, sia quella dei compagni di FalceMartello. È vero tra loro non ci sono genietti in grado di farci fare il salto di qualità, tutti assieme i compagni che ne fanno parte formano il grande “milite impiegato” del marxismo, che è sempre un compagno d’una rivoluzione un po’ triste, qualora mai dovessero riuscire a farla, come comunque gli auguro. Però le loro pubblicazioni non mi sembrano arrampicarsi sui vetri della nostra teoria. Con loro insomma, il Partito, pur senza qualità eccezionali, dovrebbe almeno avere forze sufficienti per essere salvato dall’invasione di una quantità abnorme di eterni aspiranti al revisionismo d’ogni sorta e periodo. Si dia dunque a loro la direzione del Partito, che si mettano a girare per i circoli con elmetto, corazza e fucile, che facciano fuori con infallibilità di cecchini ogni istanza liberale che si presenti dentro e fuori la porta. Guerra totale e senza quartiere al liberalismo. Se c’è ancora spazio per lui sulla terra, non deve esserci un solo angolo a sua disposizione per nascondersi nei nostri circoli, fosse pure quello suo per diritto divino della spazzatura.

Agli altri compagni resta, tra le altre cose, il compito delicato di non lasciare a quelli di FalceMartello l’esclusiva sull’informazione e sulla nostra stampa, se no siamo da capo. Attualmente FalceMartello è già inclinata in quella direzione, quindi sono un principio di censura che si annuvola sull’orizzonte. Tocca ai compagni dei circoli, compensare questa loro mancanza, pretendendo che ognuno possa prendere parte davvero alla linea del Partito, prima che un altro diluvio di burocratizzazione prenda il sopravvento. L’immediata informatizzazione dei circoli, con un sito per ognuno, più uno nazionale che raccolga i migliori interventi decisi dal basso, non dall’alto come ora, toglieranno agli aspiranti burocrati l’esclusiva sull’informazione, cioè sulla direzione forzata, e di conseguenza immancabilmente revisionista, da dare al marxismo. Il V-day sull’informazione deve valere anche per i compagni.

Come unica regola si metta che ai congressi nazionali sia un dovere conoscere approfonditamente tutto ciò che verrà pubblicato, democraticamente dal basso, sul sito nazionale.

Infine visto che abbiamo toccato il fondo e siamo quattro gatti per non dire nessuno, dobbiamo riunire tutti i partiti comunisti sulla base delle sacrosante ragioni esposte da Lenin nell’Estremismo, malattia infantile del comunismo. Uniti ma non mescolati, riserviamoci la più completa libertà di critica e cominciamo così una sana lotta per l’egemonia all’interno di un Partito che riunisca, sulla base del centralismo democratico, Risfondamento Consumista, Sinistra Acritica, Partito Miliardario dei Lavoratori, Comunistelli in Lotta e Crac, sì anche gli stalinisti, perché? Perché non è questione di ortodossia o meno, ma di influenza che ognuno di questi gruppi, come di tutti gli altri non citati ma implicitamente compresi, può avere sulla nostra classe. Se per qualcuno lo stalinismo è superato o incompatibile con il comunismo, non lo è ancora per molti possibili soldati della rivoluzione. Non possiamo permetterci, dopo un tonfo così grande, di lasciare per strada nessun lavoratore. E se anche uno solo di loro va dietro agli stalinisti è nostro dovere non abbandonarlo. Conquistare quel lavoratore è il nostro compito, non stabilire se i suoi dirigenti, dei Crac o di chi più ne ha più ne metta, siano marxisti degni di tal nome. Chi ne fa una semplice questione di direzione corretta, non sa ragionare perché, per dirla con Lenin, non sa comportarsi come «Partito della classe, come Partito delle masse» (Lenin, L’estremismo – M&B Publishing).

I veri marxisti si vedono, tra le altre cose, dal fatto che non temono la sfida ideologica, anzi la salutano con entusiasmo, perché sono convinti di poter vincere tranquillamente con la forze delle idee, non con la debolezza di nasconderle, tappando la bocca a chi pensano esprima solo quelle sbagliate. Se questo non sarà sufficiente per rimetterci subito in carreggiata, basterà almeno per trasformare il nostro Partito in quello più vivo sulla piazza, quello più ricco di contrasti e della cultura più promettente per l’avvenire.

Questo è tutto. Ma dal quadro teorico, bisogna ancora staccarsi per vedere come si sia riflesso nella pratica, cioè fuori dalle stanze e dai suoi discorsi, nel suo rapporto con la classe operaia, il comunismo di Rifondazione.

Da circa dieci anni lavoro in fabbrica, una multinazionale giapponese del tessile, e salvo all’ultimo minuto delle tornate elettorali, non ho mai visto i comunisti “volantinare” la fabbrica. Nell’ultima campagna elettorale addirittura non sono mai venuti, nemmeno per una pubblicità fugace. Presumo che questo sia più o meno l’andazzo anche in altre fabbriche di altre città. È evidente come i dirigenti del Partito pensino che il rapporto tra loro e gli operai debba essere semplicemente mediato dai loro proclami televisivi. Dunque i dirigenti vogliono avere con gli operai un rapporto pubblicitario. E dalla pubblicità esce fuori un comunismo gonfiato che, come tutte le pubblicità, non ha mai le proprietà che sbandiera. Il trucco prima o poi si scopre e si sgonfia da solo. I nostri dirigenti pensano che il loro ruolo sia andare continuamente in televisione. È emblematico come ancora la sera stessa del cappotto, Libertinotti, abbia pensato bene di presentarsi da Vespa anziché a Mirafiori a prendere le bastonate che si meritava. Su dieci comizi o appuntamenti, i comunisti devono farne 9 coi lavoratori e uno con la restante società civile, dei media, degli industriali eccetera. Da anni il rapporto si è invertito. Di fatto dunque si è reciso. Di conseguenza lo scopo di Libertinotti e compagnia è diventato convincere i borghesi delle loro idee, ammesso che ne abbiano. Non hanno capito una cosa elementare, cioè che devono convincere gli operai! E solo un ostinato analfabeta di sinistra può a sessanta o settant’anni suonati non aver ancora capito l’abc dei nostri elementari problemi. Non si può più neanche mandarlo a scuola, perché non servirebbe a niente. L’unica sarebbe toglierli anche la pensione, perché non è convincendo i borghesi che l’abbiamo ottenuta, ma prendendocela di forza. Forse così si sveglierebbe! E qualora restasse ugualmente addormentato almeno avremmo risparmiato il mantenimento sulle nostre spalle di un altro borghese.

Memorabile a questo proposito un confronto, in uno dei tanti salotti televisivi, tra Giordano e non so più quale sgherro di Forza Italia. Il Compagnuzzo Giordano quasi si metteva a piangere perché l’altro, a differenza sua, non voleva usare la tecnologia per migliorare la vita dei lavoratori ma per allungare il profitto, incatenando ancora di più alle macchine gli operai. Il confronto finiva con il nostro Compagno costernato perché l’altro proprio non voleva sentire le sue ragioni. Peccato che sia un bene che quelle orecchie borghesi siano sorde, perché non è da quelle che Giordano dovrebbe farsi ascoltare. Ma così come lo sgherro forzuto è sordo ai Giordano, i Giordano sono sordi agli operai. Diventa quindi imprescindibile per gli operai, per la loro emancipazione, che prima di far tacere una volta per tutte quelle dei borghesi, non siano più costretti a sentire le voci gracchianti delle checche rosse alla Giordano.

Non sapendo più uscire dal cretinismo parlamentare con i suoi derivati televisivi, Risfondamento Consumista ha finito per imprigionarsi da sola in un ruolo istituzionale stabilito più dai suoi carcerieri borghesi, non per promuoverla ma per addomesticarla, che non da dio in persona disceso in terra come per amor di prebenda continuano a dare ad intendere i nostri dirigenti. Il colmo l’abbiamo avuto non nei voti “pacifinti” e “non violenti” alle missioni militari in Afghanistan, ma in una cosa mi pare poco notata e che mi piace sottolineare, e cioè nella truffa sulle pensioni con gli “scalini” Maroni al seguito, quando, il Partito che vorrebbe rappresentare i lavoratori, si è visto estromesso dalla trattativa dai sindacati di regime in nome della piena autonomia del sindacato da partiti e governi, subdolo modo per troncare in due il movimento operaio e ricondurlo nell’alveo della borghesia, lasciando a parlare col muro la sua ala più cosciente, pur nella sua incoscienza. Il tutto senza che, brontolii a parte, il Partito abbia pensato di fare qualcosa, tanto meno alzarsi dalle poltrone in cui stava appollaiato in Parlamento e partire per una campagna a tappeto fabbrica per fabbrica per sputtanare dirigenza sindacale e Governo e mobilitare i lavoratori fino a veder scaravento nella pattumiera – ovvero nel buco del culo della Confindustria – quell’accordo.

Non volendo pestare i piedi ai poteri forti, per non rischiare di perdere i privilegi di cui gode, Risfondamento Consumista ha ridotto la lotta di classe alla demenza dello “sviluppo sostenibile”; alla sua parente acculturata ma non meno ingenua della “decrescita”; al mercato Equo & Solidale col Medio-Evo di cui rappresenta l’Eterno Ritorno; al biologico e alla difesa dell’ambiente. Ma o il verde e tutti i suoi derivati sono dei corollari del rosso vivo della lotta di classe, o qualora il rapporto si inverta, io divento il più strenuo difensore della armi di distruzioni di massa, della bomba H, degli OGM, del disboscamento intensivo, del cemento armato, dell’asfalto, dell’inquinamento, del petrolio e della automobile – purché non sia Fiat! – anche per andare da qui a lì. Perché io non so che farmene dei fiumi puliti, di un’aria respirabile, di un ambiente vivibile e di una natura finalmente al naturale, proprio come adesso, quando il suo elemento più importante e l’unico per cui valga davvero vivere, l’uomo, è ancora squassato, devastato, massacrato e inquinato dallo sfruttamento selvaggio.

Ecco, completo, tutto il quadro. Non resta che togliere il chiodo perché i comunisti da strapazzo che gli fanno da cornice si fracassino al suolo con la miserabile opera che hanno costruito. Solo allora, radunate le macerie per uno splendido falò, ricominceremo a ridipingere del rosso più vivo le pareti dei nostri circoli messe giustamente a ferro e a fuoco per la loro disinfestazione.

Compagno Lorenzaccio

CompagnoLorenzaccio@gmail.com

Stazione dei Celti, Germinale 2008

mercoledì 16 aprile 2008

trombatissima 2008

trombate italiane

voglio vedere quanta gente accederà al nostro blog cercando "trombate all' italiana" ci metto anche "sesso amatoriale" tanto per fare

e infine, Alex Chiu, il nostro santo patrono!