martedì 27 gennaio 2009

Amianto e uranio in Val di Susa non sono un problema

...è emerso che sulla situazione geologica della Valle di Susa si
dispone ormai di una massa di dati rilevante soprattutto per quanto riguarda la tratta
internazionale del tracciato previsto per la TAV, mentre la situazione del tratto
nazionale richiede ulteriori approfondimenti. In ogni caso la conoscenza del terreno,
appare assai superiore a quella di altri analoghi trafori come quello del Lötschberg,
dove la presenza dell’amianto è stata riscontrata a lavori già iniziati, richiedendo
interventi cautelativi che non hanno però comportato l’interruzione dei lavori. Ciò
consente fin d’ora di avere un quadro attendibile della presenza dell’amianto e
dell’uranio, nonché delle misure da adottare in proposito.
1) Per quanto riguarda l’amianto, in Valle di Susa il detrito contenente
amianto, da smaltire con le cautele riservate ai materiali nocivi, è valutato in un
volume inferiore a 300.000 metri cubi, anche secondo le valutazioni più caute. Alla
luce di ciò le eventuali variazioni in più o in meno rispetto al volume previsto
diventano un problema di bilancio economico del progetto, ma non di salute pubblica.
La quantità di fibra in gioco è di alcuni ordini di grandezza inferiore rispetto a quella
prodotta, nell’adiacente Valle di Lanzo, dalla miniera a cielo aperto di Balangero, che
nell’arco di decenni ha abbattuto e macinato (a secco) milioni di mq. di serpentina ad
alto tenore di fibra (> 3%) senza che questa attività abbia avuto un qualche riscontro
epidemiologico nei paesi a valle; la stessa cosa vale per la cava (pietrisco di
serpentina) tuttora attiva a Caprie.
I moderni metodi di monitoraggio e di scavo (che prevedono l’abbattimento
delle polveri in acqua e il loro filtraggio) consentono la messa in sicurezza
dell’ambiente in cui operano gli addetti allo scavo, e a maggior ragione dell’area
circostante agli sbocchi. Le normative in vigore sono largamente idonee a impedire
l’aerodispersione di fibre nella fase di smaltimento del marino e in discarica.
2) Per quanto riguarda l’uranio, il suo tenore nelle rocce della Valle di Susa
non è superiore a quello medio normalmente presente sulla crosta terrestre, come
indicano sia le analisi chimiche (su radon in acqua e su uranio), sia le misurazioni
della radioattività effettuate su carote, magazzini-carote, rocce in profondità (nei
sondaggi) e rocce di superficie. A questa concentrazione l’uranio – la cui radiazione α
ha bassissima capacità di penetrazione, presenta carattere di pericolosità soltanto in
ambiente chiuso (cantine, grotte, gallerie abbandonate); non esiste invece un rischio
né in una galleria attiva, né tanto meno in un ambiente esterno, quale quello di una
discarica.
La situazione della Valle di Susa risulta pertanto non dissimile da quella che è
già stata incontrata, e affrontata con successo, in altri casi, per esempio nello scavo
del tunnel del Lötschberg in Svizzera. I dati geologici a disposizione consentono
quindi di concludere che nella Valle di Susa non esiste un rischio prevedibile per la
salute pubblica che possa derivare dalla presenza di quantità eccessive né di
amianto né di uranio. Quello che invece si pone, e che è lungi dall’essere risolto, è
piuttosto un problema di corretta informazione e di comunicazione dei risultati delle
ricerche scientifiche già condotte: su questo terreno si auspica una più incisiva
azione delle amministrazioni locali a tutti i livelli, dalla Regione ai comuni interessati,
e dei mass media.
5 maggio 2006


(tratto da un documento rilasciato dalla Regione Piemonte due anni fa)
personalmente spero che buchino sta cazzo di montagna così la facciamo finita (manifesto insofferenza...)

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e infine, Alex Chiu, il nostro santo patrono!